Le scuole USA “bocciano” gli iPad

scambio ipad mini

Per una volta, andiamo a dare un’occhiata a come se la passano al di là del nostro continente europeo, più precisamente in America. Negli Stati Uniti, infatti, sono molte le cose che funzionano in maniera diversa rispetto a quelea che caratterizzano il Vecchio Stivale. E, peraltro, proprio gli USA sono la patria di uno dei più grandi colossi tecnologici a livello mondiale, ossia la Apple, famosa azienda rappresentata da una mela morsicata e che, negli anni, ha portato numerosi dispositivi innovativi sul mercato internazionale della telefonia, come gli iPhone e gli iPad.

Parlando di ciò che funziona in maniera estremamente diversa, negli Stati Uniti d’America, rispetto al Vecchio Continente, troviamo, tra le altre cose, anche l’istruzione. Alcune scuole, infatti, grazie a delle importanti sovvenzioni da parte dello stato, hanno potuto godere dell’acquisto di diversi iPad per sfruttarli come strumenti di supporto didattico. Ma con quali esiti? Positivi o negativi?

In tal senso, in effetti, in qualche modo stupisce la notizia circolata in questi ultimi giorni, secondo la quale gli insegnanti di queste scuole “predilette” avrebbero a tutti gli effetti bocciato i tablet della Apple, chiedendo, invece, la sostituzione con dei veri e propri computer portatili, dei MacBook, il tutto senza alcun aumento di prezzo.

Se, chiaramente, le malelingue potrebbero pensare ad una grossa “furbata” da parte di questi istituti, che hanno potuto godere della sostituzione degli iPad con degli apparecchi ben più costosi e potenti, in realtà la ragione sarebbe di ben altro carattere rispetto a quello economico. Per quanto, infatti, i tablet prodotti dalla compagnia statunitense siano considerati degli ottimi device, in mano agli studenti pare che essi perdano praticamente del tutto il proprio valore didattico, in quanto vengono visti esclusivamente come degli strumenti di carattere prettamente videoludico.

Insomma, gli iPad verrebbero sfruttati dai giovani studenti statunitensi per giocare, anziché imparare. Da qui, dunque, la richiesta di sostituzione.

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